Finalmente l’immaginazione va al potere. Niente paura, la sana fantasia la lasciamo agli artisti che
dovranno interpretare la trasmissione di energia come metafora contemporanea.
Noi siamo stati
concreti fin dalle basi su cui abbiamo impostato un nuovo premio italiano per l’arte visiva. L’immaginazione di cui parlo incarna il vecchio sogno di una formula che avvicini gli artisti italiani in
maniera aperta e dialettica, senza le parzialità che poco giovano alla crescita di un omogeneo tessuto culturale. Per partire ci siamo basati su quanto finora proposto dagli altri premi nazionali, in
particolare guardando a quelli più riusciti e apprezzati. La memoria e il senso della Storia hanno
quindi sposato l’amata immaginazione attraverso un’innovativa formula a concorso. Ne sono
scaturite tre categorie, una terna che intende mettere in rete le qualità creative dei migliori
protagonisti del nostro panorama.
Il Premio Terna nasce da un’azienda illuminata (anche letteralmente vista la sua missione in ambito energetico) che apre un percorso culturale lungo le trame sociali del Paese. Non è un caso che il concorso incarnerà, fin dove possibile, un dialogo
serrato tra le forze culturali italiane.
Al Premio interessa riaprire lo spazio del dibattito, del
confronto senza ideologie e moralismi, seguendo i canali comunicativi del presente, le logiche su
cui giovani e maestri possono sfidarsi in nome di alcuni princìpi: qualità estetica, rigore etico,
tensione concettuale. Il progetto, oltre ai suoi aspetti tipici, si dividerà in una serie di piattaforme
informative, didattiche ed espositive, con lo scopo di stimolare il panorama artistico e avvicinare
l’arte contemporanea alla popolazione. Fateci caso, non ho parlato genericamente di “gente” (tutti
e nessuno) ma di “popolazione” (che tocca l’identità individuale e collettiva), entità pigra e timida
eppure curiosa, disponibile, pronta alla scoperta del nuovo.
Sapete perché molti non si sono finora
accostati alle opere dei nostri giorni?
Perché, escluse le dovute eccezioni, era sbagliato l’approccio
snob, il linguaggio da casta, la chiusura in un circolo viziato e vizioso. Qualcosa sta cambiando nei
modelli sociali, lo percepiamo attorno a noi e ne godiamo i benefìci. Bisogna però fare molto di più,
coscienti di quanto l’Italia abbia perso colpi rispetto alle accelerazioni globali. Da parte nostra ci
proveremo con questo concorso che non vuole essere un semplice premio.
Già realizzare un’indagine assieme a Mannheimer è il segnale che denota un nuovo approccio rispetto alla
comunità. Legare una parte del montepremi ad un’iniziativa sociale in ambito culturale è l’altro
scatto del progetto, segno di una comune volontà a rafforzare il coinvolgimento etico dell’artista nel
tessuto civico. Così come la giuria, selezionata tra il meglio dell’intelligenza italiana (arte, cinema,
design, moda, economia e finanza), propone un’apertura meno parziale del giudizio, una ricerca di
equilibri che dia al presente il sapore multiforme dell’innovazione. La distanza dai processi
innovativi ha disabituato le persone all’impatto del nuovo. E l’innovazione, da quando esiste
l’umanità, confina coi perimetri elastici della Cultura.
Far incuriosire qualcuno davanti ad un’opera
dipende dai modelli educativi, da come racconti le cose, dai toni e modi che usi per alimentare
l’attrazione.
Non chiediamo una società di collezionisti implacabili, sarebbe un sogno zoppo dove
vincerebbe la sola immaginazione (e alla fine anche la noia).
Vorremmo, invece, un pubblico
allargato di lettori attenti, un pubblico consapevole e interrogativo, un pubblico senza remore
censorie, un pubblico con l’amore per la ricerca e le idee non banali. In molti dovrebbero ricordarsi
che Caravaggio e Michelangelo hanno cambiato il mondo perché qualcuno, al momento giusto, ha
offerto loro il tempo e lo spazio per farlo.
I maestri di cui oggi ci vantiamo vivevano la propria epoca
con coraggio e attitudine innovativa, pronti a ribaltare il linguaggio, a spiazzare la morale comune,
a spostare il centro della visione. Questo era, è e sempre sarà il compito dell’artista.
Tutto il resto
rimane pura decorazione.