Al Maxxi di Roma, premiazione dei vincitori del PT02.
“Manifestazioni come questa – ha spiegato il ministro per Beni Culturali, Sandro Bondi- riscattano decenni di indifferenza verso l’arte e la cultura contemporanea”

Grande “ouverture” al Maxxi di Roma. Protagonisti assoluti, al Museo nazionale delle arti del XXI secolo, i quattordici vincitori del Premio Terna 02. Il concorso, finalizzato alla promozione degli artisti e dell'arte contemporanea attraverso una formula innovativa di sinergia tra impresa e cultura, quest’anno ha visto la partecipazione di 3526 artisti, fra i quali 45 maestri dell'arte contemporanea italiana, confermandosi ancora una volta un grande appuntamento con l’arte contemporanea. La premiazione, con artisti emozionatissimi come nelle grandi occasioni è stata aperta con il saluto del Presidente di Terna Luigi Roth. “L'aspetto più importante di questo premio è dare ai giovani artisti un’opportunità - ha spiegato ieri sera Flavio Cattaneo, AD di Terna -. I vincitori della prima edizione del concorso - ha proseguito - hanno esposto le loro opere a Roma e a New York, e stiamo già lavorando per proseguire il progetto di internazionalizzazione anche per l’anno prossimo ”.
Tale progetto, che cresce in numeri e consensi, ha visto anche il plauso del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi che ieri sera, dal palco avveniristico del Maxxi, installato per l’occasione, ha voluto premiare personalmente i vincitori della seconda edizione del premio. “Voglio esprimere il mio apprezzamento ad una azienda come Terna – ha spiegato il Ministro-, fra le poche aziende del nostro paese che ha creduto nella cultura. Ringrazio in particolare Flavio Cattaneo per aver avuto l'intuizione di scommettere sul sostegno all'arte contemporanea. Negli ultimi decenni, abbiamo giustamente profuso molte energie per la tutela del patrimonio artistico, ma è stato fatto molto poco per gli uomini di cultura del nostro tempo. Un paese come il nostro non ha solo il dovere di tramandare alle future generazioni il patrimonio culturale ma anche il dovere di sostenere gli artisti contemporanei”.
All’evento ha partecipato anche il direttore della valorizzazione dei Beni Culturali, Mario Resca. “La crescita personale passa attraverso la conoscenza del bello – ha spiegato- ecco perché è importante promuovere in iniziative come questa perché pensate e create per i giovani”. Parterre d’eccezione per una serata dedicata all’arte contemporanea nel Museo che la celebra a cominciare dalla struttura architettonica monumentale disegnata dall’archistar Zaha Hadid. Tra collezionisti e galleristi venuti da tutta Italia, in prima fila l’assessore alle politiche culturali Umberto Croppi, il Presidente della Fondazione Maxxi Pio Baldi, la mecenate torinese Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, il critico Francesco Bonami. Luigi Ontani, l’artista vincitore del Premio Terna 01 e poi il professor Christophe Girot Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Roma, il Presidente della Quadriennale di Roma Gino Agnese e ancora Carlo MAssarini, Ines Musumeci Greco, Marion Franchetti.
Sul palco, si sono succeduti grandi nomi dell’arte contemporanea, come il Terawatt Alberto Garutti, premiato per l'opera \"Temporali\", a giovanissimi come Meena Hasan, artista americana di origini asiatiche di appena 20 anni, ma con talento da vendere. Per Garutti,il Premio Terna si è rivelato “una iniziativa importante perchè - spiega - mi ha messo nella condizione di riflettere non solo sul rapporto esistente tra energia e umanità ma anche di cogliere nuove sfide e provare nuovi stimoli”.
Il tema del Premio, “Energia: Umanità = Futuro: Ambiente” sarà anche il titolo della mostra curata da Cristiana Collu e Gianluca Marziani, che si terrà dal 22 dicembre al 15 gennaio 2009, al Tempio di Adriano a Roma. Un location d’eccezione dove potranno essere ammirate le 14 opere vincitrici insieme con i 43 lavori di artisti di chiara fama che hanno partecipato al concorso. Tra gli altri: Simone Bergantini (Gigawatt) con l’opera “Work N.77”; Stefano Cagol (Megawatt), con l’opera “Dissoluzione di luce”; Francesco Simeti (Connectivity), con l’opera “Esercizio #2”, e Michele Manzini, vincitore del Premio online, con l’opera “Untiteled # 87”. In mostra anche Dino Pedriali, menzione speciale tra i Terawatt con l’opera “Miraggio” e i vincitori del Premio del Comitato Galleristi Mauro Folci, categoria Megawatt, con l’opera “Noia” e Giulio Delvè, categoria Gigawatt, con l’opera “Brainstorm”. A seguire, per la categoria Gigawatt: Stefano Canto con l’opera “Tao” e Alia Scalvini, con l’opera “Crossing the field”; per la categoria Megawatt, Andrea Aquilanti, con l’opera “Acqua” e Emanuele Becheri con l’opera “Temporale”; per la categoria Connectivity: Isola and Norzi, con l’opera “Isolanorzi – fall” e Meena Hasan, con l’opera “Landscape#1”.
All about "quotes"
(impressioni e commenti su serata e Premio)
con
in ordine sparso:
Manzini, Isola, Baldi, Garutti, Hasan, Folci, De Franchis, Curti, Covi Celli, Di Carlo, Delvè, Bergantini, Ontani
Massimo Di Carlo: "Il fatto che un'azienda di rilevanza come Terna prenda atto della primarietà del ruolo delle gallerie nel sistema dell'arte, istituendo un apposito premio, vuol dire che implicitamente dimostra di conoscere il valore dell'abbinamento impresa-economia-cultura; una trilogia inscindibile. Il ruolo della galleria è molto importante: individua l'artista, lo scopre, lo promuove, lo offre al collezionismo privato e pubblico e poi lo consegna al museo. Sappiamo che il mercato in questa fase non è facile. Stiamo affrontando un periodo di ripensamento e ridimensionamento per certi aspetti auspicato anche perchè si erano persi certi parametri, certi valori, non c'era più un senso della misura. Eravamo andati tutti un po' in overdose. La vita, specie per un giovane artista è dura, il panorama è estremamente articolato. Per fortuna il mondo è sempre più grande. A questi artisti, in particolare quelli che abbiamo premiato, i quali a mio avviso hanno realizzato lavori molto intelligenti e puntuali, consiglio di lavorare molto duramente, scegliere una strada anche difficile, sperimentando. Bisogna però essere coerenti e non farsi sedurre dalle luci della ribalta e avere un rapporto molto stretto e serio con il gallerista a cui dare fiducia. Quella stessa che a sua volta il gallerista dovrà ricambiare e custodire quale bene supremo. In questo, credo che dobbiamo impare molto dal rapporto artista-gallerista che c'è negli Stati Uniti. Lì sono binomi assolutamente inscidibili, forti come l'acciaio, che riescono a creare un nucleo che una volta inserito nel sistema dlel'arte diventa di una forza unica. Gli artisti italiani in questo sono forse ancora un po' deboli, devono maturare".
Pio Baldi: "Siamo contenti che il Maxxi ospiti Terna, anche se per una sera, perché con la società abbiamo cominciato un percorso comune che sarà sicuramente lungo e impegnativo per entrambi. L'arte ha bisogno di sostegno, di essere accompagnata sul mercato, non di essere immessa forzatamente nel circuito. L'iniziativa è interessante: il fatto di permettere ad alcuni artisti di frequentare stage e metterli in contatto con altri colleghi è sicuramente un modo intelligente per far interagire persone e settori. La qualità delle opere vincitrici è buona. Vedo che c'è una prevalenza di immagini fotografiche e iconiche. Questo è positivo: rende tutto sommato l'arte contemporanea più comprensibile e più vicina alle persone".
Alberto Garutti: "Il Premio Terna è importante perché progettato secondo logiche che guardano alla contemporaneità in modo molteplice. Anche il tipo di committenza proposta ha assunto la veste di vero e proprio polo dialettico, tale da consentire alle opere di mutare e crescere, di prendere una fisionomia imprevista. C'è un organizzazione e una giuria di grande livello. Mi sono accorto di aver partecipato ad un concorso importante e sono contentissimo di essere qui questa stasera. Ho apprezzato anche i lavori dei miei colleghi, tutti di altissimo livello. Il tema proposto da Terna, devo ammettere però che mi ha limitato, perché costretto a contenere la mia creatività entro questi limiti già definiti a priori. Ma è lo stesso limite a essere interessante perché credo che l'arte stessa ha sempre a che fare con i limiti. La committenza stabilisce parametri che possono sembrare condizionanti e invece costituiscono occasione di progettualità nuova. Condizionamenti che portano il pensiero a misurarsi col tema della libertà dell'arte. Io insegno da tanti anni e penso che l'arte sia insegnabile, solo gli schiocchi pensano il contrario. E' importante soprattutto attivare una specie di educazione sentimentale all'arte. Operazione complessa ma che apre a dialettiche nuove. E' necessario però che il docente sia capace di togliersi la veste istituzionale. Il vero problema è trovarsi sul terreno nudo dell'opera, a prescindere dai ruoli"
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Luigi Ontani: "Mi interessa considerare l'energia e promozione delle arti. Sono qui perché il mio è un desiderio di vivere l'avventura dell'arte e respirarla in occasioni come questa. Al Maxxi, da poco inaugurato, mi sento di proporre un congresso di ergonomica. Non ce ne sono e sarebbe davvero utile. Viva l'arte!
Michele Manzini: "Io arrivo a questa manifestazione in modo un po' anomalo perché non sono stato presentato da nessuna galleria. Arrivo all'appuntamento grazie soprattutto al voto della giuria popolare. Proprio per questo credo di avere addosso una grande responsabilità. Prima lavoravo in modo più inconsciente, nonostante l'impegno di sempre, ora questo Premio e questa vittoria mi hanno dato un nuovo impulso, anche per la mia ricerca. Credo che iniziative come questa possano rappresentare un esempio positivo e un valido strumento per permettere agli artisti di crescere, senza impigrirsi o andare alla ricerca di facili ritorni commerciali".
Simone Bergantini: "Parlare del mio lavoro è sempre difficile. Più facile realizzarlo. La mia opera è una fotografia manipolata tecnicamente e gestita in modo digitale. Il mio impegno consiste nel cercare di riuscire a ricompattare tutti i miei saperi in una etica-estetica efficace. E oggi, con questo Premio, mi date conferma che ci sono riuscito. Ho dovuto ricaricare la batteria del cellulare tre volte in un giorno per le tante telefonate ricevute all'indomani della vittoria. E' una grande soddisfazione. E pensare che inizialmente non ci pensavo. Solo mentre andavo sviluppando l'idea per il mio lavoro, mi sono accorto che poteva essere un'immagine attinente al tema suggerito dal Concorso e così mi sono buttato. E' andata bene. Quello che intendevo comunicare con la mia opera è che solo chiudendo gli occhi oggi si può ritrovare la via per rivedere nuova luce".
Hilario Isola: "Negli States, iniziative come questa di Terna non sono una novità. Sono contento che anche in Italia qualcosa si sta muovendo. Sono onoratissimo di essere qui questa sera al Maxxi. A me interessa molto l'architettura e lo spazio è davvero suggestivo. Sono contento anche di ritrovarmi qui con Garutti, uno dei personaggi dell'arte italiana che hanno fatto scuola. Mi riconosco abbastanza nel suo linguaggio. Per quanto riguarda l'opera che ho presentato, tutto nasce dall'osservazione della natura e alla conseguente innaturalità delle cose. L'idea si è sviluppata dopo una passeggiata a China Town, a NY, dove si vendono e vedono tante scope di bamboo, e una successiva passeggiata in un bosco in Italia".
Giulio Delvè: "Stasera per me è molto emozionante essere qui, sapere non solo di ricevere un premio ma anche di potermi misurare con grandi personalità, in uno spazio che ti lascia a bocca aperta. Non conoscevo ancora il Maxxi è davvero fantastico. Ho apprezzato molto anche l'organizzazione del Premio Terna: una macchina da guerra, tutto perfetto. Di iniziative come questa non ce ne sono molte in giro. E' bello vedere Terna quale promotrice di un dialogo aperto e costruttivo a favore degli artisti. La mia è ancora una ricerca molto acerba che però sa di poter contare su buone basi che stanno crescendo e questo riconoscimento dimostra che sono a buon punto. In qualche modo la mia fonte di ispirazione è quotidiana. Il mio è un lavoro istintivio".
Mauro Folci: "Non sono molto abituato a serate in grande stile. Mi lasciano un po' perplesso e timoroso. Ma detto questo sono molto felice di partecipare ad un evento che ritengo molto importante dal punto di vista artistico. Sono segnali che vanno assolutamente incoraggiati e quindi ben vengano iniziative come questa. Dove la qualità emerge va sempre bene. La situazione al momento in Italia, dal punto di vista della politica culturale, è un po' debole. Quindi laddove non arriva l'iniziativa pubblica ben venga il privato".
Meena Hasan: "Mi sento molto fortunata questa sera e sono davvero grata a Terna per avermi dato l'opportunità di continuare a coltivare la mia arte. L'idea di tornare qui in Italia a studiare è davvero eccitante. Ho studiato arte per un periodo a Firenze, ora per me venire a Roma è il massimo anche perché non la conosco ancora molto bene e la trovo bellissima. Io sono nata a New York, ma i miei familiari sono originari del Bangladesh. Io rappresento queste due culture e ho trovato un equilibrio espressivo tra queste due anime. Mi considero poli-national. Mi aspetto che l'Italia possa influenzare ulteriormente questo mix. Sto già lavorando a un nuovo progetto, venire a Roma, investigarne la sua natura, studiarne l'architettura mi aiuterà a realizzarlo".
Paolo Curti: "Bellissima serata e bellissimo posto. Lo spazio è meraviglioso e l'ospitalità è perfetta. Tra i giovani premiati ho apprezzato molto Meena Hassan, la sua capacità di coniugare la tradizione orientale in un contesto occidentale. Più in generale, ho apprezzato molto l'originalità dei progetti presentati, la novità e la vena artistica, l'esplorazione di nuovi territori. Io però darei spazio anche ad accademie e musei. E il prossimo anno, per quanto riguarda la nostra sezione, mi sento di suggerire una lista finale di 5 artisti da cui poi scegliere un solo vincitore".
Helène de Franchis: "La serata è molto ben riuscita e sono soddisfatta anche perchè le iniziative portate avanti dai galleristi hanno avuto un buon successo. L'incontro promosso dalla mia galleria, per esempio, ha visto la partecipazione di un vasto pubblico, fatto di molti curiosi. Un pubblico stupìto e interessato nel vedere il coinvolgimento di una grande società come Terna in un progetto legato all'arte".
Marina Covi Celli: "Sono molto soddisfatta nel vedere che tra i premiati ci sia stato anche un artista della mia galleria. Ma sono stata molto rigida e corretta e ho preferito votare per altri due artisti che non fossero i miei. Credo che le opportunità che questo Premio offre ai vincitori sono davvero forti: 3 mesi di residenza a NY, è sempre meglio di una medaglia".
I vincitori del PT02 si raccontano
Stefano Cagol
1° Classificato "Megawatt"
Dissoluzione di Luce
Light box
"Il fabbisogno di energia è totalmente fondante nella nostra esistenza, del passato, del presente e del futuro. Immagino una repentina e travolgente rivoluzione energetica pulita: questo il nostro futuro"
Dissolvere i confini con l'uso della luce. Questa l'idea da cui è partito Stefano Cagol, vincitore del PT02 nella categoria Terawatt con l'opera "Dissoluzione di luce", per interpretare la proporzione "Energia:Umanità=Futuro:Ambiente". Il light box prende spunto da un progetto luminoso installativo realizzato dall'artista come "Parallel Event to Manifesta 7" a Trento. "Nell'immagine da me proposta, un fascio luminoso di 15 chilometri simbolicamente scuote nella sua purezza e invita a riflettere - spiega Cagol-. Sovrasta le luci del vivere cittadino, avvicina le montagne, unisce l'ambiente tra orizzonte, cielo e terra. La luce disegna linee impossibili da trattenere tra le mani - puntualizza l'artista-, ed è quindi una perfetta metafora di confini da superare: i confini tra culture, tra convinzioni, tra momenti storici, tra uomo e natura, tra passato e innovazione". Gagol di confini nella sua vita ne ha superati diversi, a cominciare dalle frontiere. Nato a Trento, ha vissuto dieci anni a Berna, ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e alla Ryerson University di Toronto. Artista di alto profilo, Cagol ha realizzato diversi importanti progetti di cui uno alla Biennale di Berlino 2006 il progetto speciale "Bird Flu / Vogelgrippe" (Influenza aviaria), supportato dalla Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento, Museion, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano e la Kunstraum di Innsbruck, Austria. All'interno del suo percorso artistico un fattore fondamentale è sempre stato il viaggio, attraverso il quale ricerca o incontra i paesaggi contemporanei e i simboli della nostra epoca. Oggi lavora e vive tra l'Italia e Brussels. "Negli utili anni diversi progetti mi hanno avvicinato al Belgio - spiega l'artista-. Rimango comunque particolarmente connesso con la mia terra, Trento, che ad esempio è protagonista dell'immagine vincitrice. Ma lavorando all'estero si amplificano il confronto e la crescita della propria ricerca. Essere artista contemporaneo è una missione, senza esclusione di colpi. Pretende un impegno totale e una perseveranza che poche professioni richiedono. E in un mondo che non è più chiuso in piccole realtà, è necessario confrontarsi con il panorama mondiale. Questo significa un continuo mettersi in discussione". La stessa molla che lo ha spinto a partecipare al Premio Terna 02. "Ho subito trovato interessante e intrigante sia la tematica di quest'anno che il progetto del Premio in se stesso. Affronta infatti punti davvero vicini alla mia ricerca - spiega l'artista-. Il fabbisogno di energia è totalmente fondante nella nostra esistenza, del passato, del presente e del futuro. Immagino una repentina e travolgente rivoluzione energetica pulita: questo il nostro futuro! In un modo molto diretto, sono vicino tecnicamente alla tematica energia, proprio attraverso i media che spesso utilizzo - precisa l'artista-. In un secondo livello poi, più profondo, mi sono sentito coinvolto emotivamente. Riflettendo sui temi proposti dal PT02 si parla dell'essenza stessa dell'uomo sulla terra. L'uso, lo sviluppo e il futuro dell'energia rispetto all'impatto ambientale coinvolgono ognuno di noi, artisti, dentisti, politici". "Dissoluzione di Luce", l'opera vincitrice del PT02 "innesca molteplici confronti", quegli stessi confronti che Cagol non ha certo temuto di affrontare proponendo il proprio lavoro ad una giuria internazionale e interpretando un tema così complesso. "Ho creduto molto nell'opera che ho proposto - spiega commentando la vittoria- Ovviamente si gareggia anche per vincere, ma per forza di cose non sempre succede. Questo risultato mi rende davvero felice. Sono convinto che questo progetto a New York sarà un ulteriore ed importante step nel mio processo creativo". Cagol, che ha lavorato in giro per il mondo, ha molto apprezzato "la puntualità assolutamente rigorosa dell'organizzazione. L'approccio professionale e perfetto nei tempi, nelle scadenze, nei risultati, nonostante i numeri astronomici dei partecipanti. In Italia è cosa per nulla scontata. Ma devo dire che spesso anche all'estero può capitare di trovare situazioni non proprio all'altezza delle aspettative".
1° Classificato "Gigawatt"
Work n.77
Fotografia
"Vincere un premio significa conoscere il peso del proprio operato, significa avere uno specchio dove guardarsi con gli occhi di un altro. Vincere significa ricominciare e farlo meglio di prima".
"E'necessario immettere nuova energia nelle lampadine, tradizionale simbolo delle idee, per poter riscoprire l'ambiente circostante". Pensava questo, Simone Bergantini quando, immortalando magicamente l'energia ormai spenta di alcuni bulbi elettrici appesi a un filo, scattava la fotografia "Work 77", vera e propria opera d'arte che da lì a poco gli avrebbe fatto vincere il Premio Terna 02 nella categoria Gigawatt. I lavori di Bergantini nascono dalla fotografia tradizionale e dallo studio prima e dall'esasperazione poi di processi chimici e fisici sul negativo. "Nascono dalla sfida e dalla necessità di recuperare la dimensione dell'invisibile - spiega- tramite un metodo, come quello della riproducibilità tecnica delle immagini, oggi esasperato da un eccesso di luce e surreale esattezza". Nato a Velletri, a pochi km da Roma, laureato in storia dell'arte contemporanea con una tesi sulla figura di A.B.O: e sulla Transavanguardia, Simone non si aspettava questo successo: "Vincere un premio per un giovane artista - spiega- significa conoscere il peso del proprio operato, significa avere uno specchio dove guardarsi con gli occhi di un altro e questo può generare una crescita importante nel lavoro. Ho sempre considerato ogni nuovo successo, piccolo o grande come un iniezione di fiducia ma anche come un cambio di prospettiva, una dimensione nuova, sublime e spiazzante. Vincere significa ricominciare e farlo meglio di prima". Simone ha riposto fiducia in Terna quale esempio di moderno mecenatismo a sostegno dell'emersione dei talenti "nella misura in cui vincendo si entra a far parte della vostra storia. Ma questo - chiarisce-, è ovviamente reciproco. Facendomi vincitore anche Terna entra a fare parte della mia storia, del mio curriculum. Un percorso artistico è fatto dalle opere che l'artista produce e dalle persone che hanno reso questo possibile, dietro ad ogni artista c'è un lavoro di squadra, fatto di amici, collezionisti, galleristi, curatori e in questo caso da una grande azienda in sinergia con il sistema pubblico". Soddisfazione a parte, Simone è consapevole di quanto sia difficile affermarsi in un settore così competitivo come quello dell'arte contemporanea ma non ha mai gettato la spugna. "Fare l'artista di professione è per pochi fortunati - spiega- e mi auguro di riuscire, sto lavorando molto per questo, per crearmi un ruolo ma quello che mi auguro veramente per il futuro è continuare a fare arte". Dopo la laurea Simone si trasferisce a Milano dove impara i segreti della fotografia lavorando come assistente free lance per la moda e la pubblicità e poi a Torino dove vive da meno di un anno "con l'intento specifico di trovare l'ambiente ideale per lavorare al mio progetto artistico, nella speranza di portare quanto prima il mio lavoro oltre il confine italiano". Il coraggio e la tenacia gli hanno dato ragione oggi Simone lavora con la Jarach gallery di Venezia, "con cui tra qualche giorno parteciperò ad Artissima a Torino", ma in passato si era già fatto notare collaborando con la galleria Romberg di Roma, e con la Mc2 di Milano. E ora? "Sono pronto a recepire ed elaborare tutto quello che verrà ma francamente mi chiedo cosa con questa vittoria ci si aspetti da me, mi avete regalato una cosa importante, spero di ricambiare nel migliore dei modi".
Giulio Delvè
Premio Speciale Galleristi
"Brainstorm"
fotografia tradizionale su carta
"Credo che l'operare artistico sia un opportunità per definire la relazione tra l'uomo, lo spazio e il tempo - spiega l'artista-. Un tentativo di analizzare attentamente la complessità, la fragilità e l'assurdità del comportamento umano"
Responsabilità sociale, educativa, di denuncia. E' questo il ruolo dell'arte secondo Giulio Delvè, il gigawatt vincitore del premio speciale assegnato dai galleristi del PT02. Giulio, premiato per l'opera "Brainstorm", fotografia tradizionale su carta, spiega così il suo lavoro: "è una serra artigianale, casalinga, un installazione costruita con materiali riciclati: ante di balcone, luci a risparmio energetico, timer e sistema di irrigazione analogico, cartone ed una coperta. Il brainstorming è una tecnica di creatività di gruppo per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema". L'artista vive e lavora tra Napoli e Berlino. Ha esposto al Pan e al Madre di Napoli, alla Fondazione Merz e al Castello di Rivoli di Torino. I suoi progetti nascono in maniera molto istintiva da input, riflessioni e meditazioni, dalla necessità di comprensione. "Credo che l'operare artistico sia un opportunità per definire la relazione tra l'uomo, lo spazio e il tempo - spiega l'artista-. Un tentativo di analizzare attentamente la complessità, la fragilità e l'assurdità del comportamento umano all'interno di un preciso contesto, un tentativo di studiare l'individuo come animale sociale. Non ho una metodologia prestabilita - continua- ed ho un interesse verso tutti i livelli di sperimentazione dei linguaggi, dall'installazione al video, dal collage alla fotografia, ma non prediligo un media in particolare poiché penso che questo si delinei autonomamente in funzione del concetto". Giulio, che si è formato all'Accademia di Belle Arti di Napoli e alla Weißensee Kunsthochschule di Berlino, considera molto importante la professionalità, la sincerità e la visione quali elementi imprescindibili del suo lavoro, ma soprattutto crede sia fondamentale uno scambio, un confronto, una possibilità di dibattito tra gli artisti ed il mercato per crescere sia sul piano umano che sul piano professionale. Del Premio Terna ha infatti apprezzato soprattutto il progetto "Connectivity" e quindi la visibilità internazionale, l'apertura a mercati esteri e la possibilità di instaurare relazioni con un altro continente. E forse è stata propria questa la molla che lo ha spinto a partecipare. "Ho molto apprezzato il fatto che i vincitori della prima edizione del concorso hanno avuto modo di esporre le loro opere a New York. Mostrare i propri lavori al Chelsea Art Museum rappresenta una esperienza considerevole e una reale possibilità di crescita internazionale."
Mauro Folci
Premio Speciale Galleristi
"Noia"
video still
"Il mio lavoro è stato realizzato dal vivo, in presa diretta. C'è voluto un accurato lavoro di ricerca per trovare il leone e il domatore giusto"
Un leone e domatore si scambiano lunghi silenzi in tutta complicità. A catturare l'attimo fuggente, il vincitore nella categoria Megawatt del Premio Speciale Comitato Galleristi: Mauro Folci. L'artista aquilano trapiantato a Roma, oggi anche docente all'Accademia di Belle Arti di Brera, è un maestro delle arti performative e considera l'opera d'arte principalmente come elemento visivo e accadimento. "Nei miei lavori privilegio il messaggio, l'approccio filosofico - spiega l'artista-. Anche perché penso che l'arte debba essere un po' argomentata e comunque svelata. Per le mie opere, traggo spunto principalmente dalle mie letture, non esclusivamente filosofiche". Negli ultimi 15 anni, il lavoro di Mauro Folci si è focalizzato principalmente sul concetto di potenza latente. Per "Noia", il video-still che gli ha fatto vincere il riconoscimento dei galleristi, la riflessione filosofica parte da lontano "nel sondare il nostro rapporto con il mondo con l'ambiente, con quanto ci circonda. Il video - continua Folci-, mostrando una correlazione insolita tra un uomo e un animale, indica la vicinanza tra lo stupore degli animali e l'incanto-incatenamento degli esseri umani quando sono in uno stato emotivo di noia profonda". Ecco dunque la riconcettualizzazione artistica dello spazio come luogo da abitare, in cui contemplare anche sottese dinamiche filosofiche. Difficile definire e immortalare il concetto di noia. Folci ci prova con un video-still. "Nello stato d'animo della noia, secondo quanto rilevato da Heiddeger, all'uomo si rivela un rapporto con il mondo che è vicino a quello dell'animale con l'ambiente. Il tempo ci incanta e incatena nella sua essenza disarticolata e proprio in questa condizione di inattività il tempo ci rinfaccia tutte le possibilità che giacciono inutilizzate". Per "Noia", Folci si è ispirato a "San Gerolamo nel suo studio", un opera del '400 di Antonio Colantonio esposta al Museo di Capodimonte, che mostra il santo mentre estrae una spina dalla zampa di un leone. "Dall'idea alla vera e propria realizzazione dell'opera sono passati in tutto 6 mesi, riprese e montaggio inclusi. Questo lavoro è frutto di una lunga ricerca, innanzitutto per trovare il leone e il domatore che fosse in grado di poter indurre l'animale a fare un esercizio del genere". Folci non si aspettava di vincere, anche se credeva nella qualità del suo lavoro. "Questo premio è un incoraggiamento alla mia ricerca - dice- un riconoscimento alla mia opera, uno stimolo in più. Ho apprezzato tuttavia anche gli altri lavori che hanno ottenuto un riconoscimento dalla giuria. Premiare il lavoro di Garutti, in particolare, credo sia stata davvero un' ottima scelta". L'artista è essenzialmente uno spirito libero e, pur premiato dai galleristi del PT02, predilige circuiti alternativi agli studi di ricerca. "Ogni artista segue il suo percorso. Io non faccio parte dei grossi circuiti dell'arte, nel senso che non lavoro con nessuna galleria in particolare, anche perché credo che la mia ricerca artistica non produca oggetti che poi possano essere immessi facilmente sul mercato. Proprio per questo, negli ultimi anni ho lavorato soprattutto con le fondazioni, i musei, le scuole e le Istituzioni pubbliche". Folci apprezza il Premio Terna in quanto iniziativa a sostegno dei talenti, "l'importante - dice- che al centro di questo tipo di iniziative rimangano sempre l'amore per l'arte, la cultura e la ricerca. Non tanto il profitto".
Michele Manzini
Vincitore premio online
"Untitled (#87)"
"Il mio lavoro mi precede sempre. Viaggia molto più veloce di me e di quella che può essere la mia gratificazione personale. Spero che grazie al Premio, le mie opere abbiano la possibilità di crescere e di confrontarsi con il mondo".
"Io non mi preoccupo mai dell'impatto che il mio lavoro ha sul pubblico. Pongo attenzione al mio percorso di ricerca e cerco di svilupparlo in un rapporto quasi esclusivo tra me e le opere". Esordisce così Michele Manzini, 42 anni di Verona, vincitore del Premio Terna 02 nella categoria online, con l'opera "Untitled (#87)". L'artista è rimasto quasi sorpreso dal plauso del popolo del web (ha ottenuto ben 1940 voti). "Questo è un fatto che mi apre ad una riflessione più ampia sulla capacità del mio lavoro di comunicare - spiega-, sulla sua struttura e anche sulla possibilità che il pubblico possa diventare materiale con cui lavorare". Nella realizzazione dei suoi lavori, Manzini opera costantemente oscillando tra due dimensioni: quella dell'elaborazione teorica e quella della realizzazione di installazioni. L'opera presentata al Premio Terna è stata infatti corredata da spunti filosofici sul tema del paesaggio. "I miei scritti - commenta- sono l'orizzonte verso il quale si muove sempre il mio lavoro. Direi che ho iniziato la mia esperienza figurativa nel momento in cui ho avvertito il limite della parola ed ho sentito la necessità di appropriarmi di nuovi strumenti". Manzini realizza essenzialmente delle installazioni che poi decide di immortalare fotografandole. "Io realizzo figure. La figura è un tentativo di forma che contrappongo al fascino delle immagini le quali seppur cariche di verità luccicano e poi svaniscono senza transformarsi in un sapere. Mi capita spesso di affermare che non sono e non mi sento un fotografo. Non lo sono né per formazione tecnica né figurativa e le uniche fotografie che io realizzo sono quelle dei miei lavori. In realtà - continua-, ciò che a me interessa della fotografia è il lavoro di posizionamento rispetto all'oggetto. La possibilità che questa mi dà di definire una distanza precisa rispetto alle cose. La mia in realtà è la ricerca di un varco, l'individuazione di una soglia, in cui il conflitto e l'alterità tra luce ed ombra, artificio e natura, forma ed informe rimangono per un attimo sospesi in una meravigliosa dissonanza". L'indole indipendente dell'artista veronese lo ha portato fino ad oggi a muoversi al di fuori dei circuiti tradizionale dell'arte. "Mi sono sempre mosso autonomamente - spiega Manzini-. Ho partecipato a mostre collettive e personali in giro per l'Europa: dal Palazzo della Gran Guardia a Verona all'Istituto Italiano di Cultura di Praga, dal Rathaus di Stoccarda alla Smith Gallery di Edimburgo. Questo se da un lato ti da una grande libertà, dall'altro però ti toglie molto tempo ed energie che potrebbero essere impiegate per i miei lavori. Oggi sto valutando la collaborazione con alcune gallerie che si sono interessate al mio lavoro grazie anche al premio". Il Premio Terna offre dunque una marcia in più: un trampolino di lancio per alcuni, la consacrazione definitiva per altri. Per Manzini, soprattutto"un grande incoraggiamento a continuare nel mio lavoro". Del concorso, l'artista ha apprezzato soprattutto l'idea di un moderno mecenatismo d'impresa. "Si affaccia all'orizzonte un nuovo modello di committenza che vede anche le imprese come Terna coinvolte, ma in maniera completamente diversa dal vecchio stereotipo. Questa - commenta Manzini- è una modalità che io giudico estremamente interessante e fertile. Si tratta di un atteggiamento più collaborativo in cui si condividono con l'impresa alcuni obiettivi come innovazione, ricerca, sperimentazione e che contribuisce a rendere visibile la responsabilità sociale di un'impresa. Si tratta di creare occasioni, eventi, promozione o addirittura di finanziare progetti specifici che altrimenti non sarebbero possibili con i soli mezzi dell'artista".