

Sempre più integrato col sistema, il museo diventa oggi anche centro di produzione, agenzia di servizi, laboratorio. L’approccio manageriale all’arte è la ricetta suggerita da Cristiana Collu, curatrice del PT02, per svecchiare l’immagine del museo visto non solo come istituzione, perché “il percorso dell’artista non finisce col museo è da lì che deve cominciare un nuovo percorso”. Il museo, assieme all’impresa deve infatti rischiare un po’ di più. Non solo sull’artista ma sull’intero progetto.
Il sistema dell’arte è complesso e articolato. Quale è il ruolo del direttore di un museo all’interno di questo sistema e come si pone nei confronti di un’esperienza come quella del Premio Terna?
La posizione del direttore di un museo è molto cambiata oggi. Io l’ho sempre intesa in senso purista. Le mostre che ho curato sono solo le mostre che veramente mi interessavano e sulle quali potevo dire qualcosa di nuovo. Ho tenuto a mantenere la figura in purezza, di chi gestisce non solo il programma culturale di un museo ma anche il lato economico-finanziario. Facendo la scelta di non essere uno storico dell’arte, di non essere un critico, di essere un curatore solo in casi particolari. Il direttore di un museo gestisce un agenzia di servizi e questo significa che è solo un nodo del sistema e per esserlo deve stare dentro una rete fatta da artisti, che fanno sempre la differenza, galleristi, curatori e istituzioni (gallerie, musei, impresa). Io solitamente propongo un approccio manageriale all’arte. Il museo oggi è sempre più integrato col sistema e diventa anche centro di produzione, rischia insieme all’artista, non espone soltanto. Il percorso dell’artista non finisce col museo è da lì che deve cominciare un nuovo percorso e il museo insieme all’impresa deve produrre e rischiare un po’ di più. Non solo sull’artista ma sull’intero progetto. Gli artisti hanno bisogno di opportunità per crescere, e i premi significano opportunità di scambio, possibilità di mettersi in discussione, apertura all’estero. Il Premio Terna si distingue non solo nell’audacia degli investimenti ma anche nella capacità di differenziarsi con prudenza e sensibilità nella gestione della selezione. Se il nostro lavoro verrà riconosciuto come serio e professionale comincerà a guadagnare sempre più spazio, e ad avere credito. La qualità la riconoscono tutti.
Quali strategie può adottare il direttore di un museo per gestire le difficoltà economiche?
Una istituzione deve essere straordinaria quando ha molti fondi ma geniale quando invece non ne ha. Questo significa riuscire a continuare a proporre idee con l’aiuto degli artisti e un po’ di creatività. Ci sono artisti straordinariamente generosi, non parlo del fatto che ti donino la loro opera, ma generosi del loro tempo e delle loro capacità: riescono a inventarsi sempre qualcosa che permette alle istituzioni di continuare a proporre degli eventi di grande qualità, anche se a volte non sufficientemente divulgati e con poche risorse. A volte si fanno invece progetti dal grande investimento economico che poi sono carenti dal punto di vista della comunicazione ed allora è come se questi soldi siano stati buttati. Per la buona riuscita di un progetto è necessario anche una buona comunicazione che spesso richiede grosse risorse, ma non parlo solo di pubblicità, è importante anche la sensibilità di chi traduce l’evento per i media. Purtroppo non sempre facile. Il futuro arriva giorno per giorno, bisogna costruirlo nel presente, ma se si pensa solo all’immediato molte cose non vanno avanti.
Come pensa si possa rivitalizzare l’immagine di un museo?
Pensando che al museo si può far tutto. Considerandolo un’agenzia di servizi. Il museo può essere inteso come un laboratorio, ti aiuta a sostenere un progetto, ma può essere anche un luogo per fare un concerto o la presentazione di un libro. Per modernizzare un museo occorre proporre un approccio flessibile. Bisogna investire sui visitatori di domani: i bambini. Se arriveranno a frequentarlo spesso, giocando con i mezzi messi a loro a disposizione, capiranno che lì, in quella sede, succede sempre qualcosa e anche da adulti si sentiranno a casa.
Come poter incentivare il ruolo delle donne all’interno del sistema dell’arte? Permangono ancora delle difficoltà per un serio inserimento nel settore?
Non credo che le donne abbiano maggiori difficoltà ad inserirsi nel settore solo che a volte si dimenticano delle loro potenzialità, della loro capacità di creare connessioni. Il loro approccio è più morbido rispetto a quello degli uomini e questo a mio avviso rappresenta un plus e potremmo invitare anche gli uomini ad esserlo un po’ di più.
25/05/2009