

Riflettori accesi sull’arte contemporanea a Roma in occasione del primo degli incontri con le Gallerie organizzati dal Premio Terna 02. Quasi in centocinquanta tra appassionati, operatori di settore, artisti, galleristi, curatori, hanno affollato ieri Oredaria, l’ampio spazio espositivo della gallerista Marina Covi Celli per partecipare attivamente all’incontro a tema “Carriera d’artista. Lo stato dell’arte tra pubblico e privato”.
Protagonista l’arte contemporanea che secondo una comune visione dei relatori – seppur attraverso le più variegate opinioni di Luigi Ontani artista di fama internazionale, Pio Baldi presidente della Fondazione MAXXI Roma, Luca Massimo Barbero Direttore MACRO di Roma, Luca Josi collezionista - deve trovare la forza di scendere tra le persone e diventare punto di riferimento centrale per la cultura italiana, in una parola deve “passare all’attacco” innanzitutto stringendo una più forte collaborazione tra pubblico e privato attraverso un sistema integrato di “networking”, applicando anche dinamiche lavorative di tipo imprenditoriale e avviando collaborazioni tra imprese – come ad esempio Terna con il Premio di Arte Contemporanea arrivato alla sua seconda edizione.
Vincitore della prima edizione del Premio Terna e sempre brillante nel declinare metafore e aforismi dal gusto elegante, Luigi Ontani a proposito del percorso formativo dei giovani artisti ha esordito con un “Carriera? Mi fa pensare piuttosto alla corriera… l’artista non ha il “dovere” di costruirne una…”. E una riflessione più ampia sullo stato della cultura nel nostro Paese :” vedo dappertutto un grande disprezzo della cultura – è il commento un po’ mesto di Ontani che si dichiara totalmente apolitico – e questa disinvoltura mi lascia davvero sgomento”. Cosa fare dunque? Studiare, approfondire, esplorare: sono tutti d’accordo con Covi Celli e Barbero: “scarsa sinergia tra pubblico e privato ed eccessiva velocità di una comunicazione che “macina tutto” ci rende molto superficiali”. La gallerista lamenta “forte sudditanza dall’estero dove hanno costruito prodotti e inventato dinamiche commerciali e qui, invece di approfondire e proporre con spirito curioso, gli siamo andati dietro”. In linea il direttore del MACRO: “Dobbiamo tornare a “guardare” – esorta - per poter uscire da un generale appiattimento e smetterla di fare cose solo perché le persone le “riconoscano”.
In questo percorso dove si collocano le istituzioni culturali? Pio Baldi, nell’ammettere che al Ministero, soprattutto per la Capitale, “hanno spesso gli occhi rivolti al nostro illustre passato” sottolinea anche l’importanza di due baluardi dell’arte contemporanea come il MAXXI e il MACRO che dovranno operare in sinergia nella grande sfida di rafforzare l’offerta culturale di Roma anche in un’ottica internazionale di turismo culturale. Ma cosa potrebbe aiutare in concreto la crescita innanzitutto degli artisti che vogliono costruire la propria carriera oltre che di musei, centrali e periferici, fondazioni, centri di ricerca, aziende virtuose che investono in arte contemporanea? Francesco Cascino art consultant e coordinatore degli incontri con i Galleristi risponde guardando sia a Oriente sia a Occidente. Per il primo una suggestione dalla Cina dove “il rapporto tra maestro e allievo è una tradizione fondante e millenaria di rispetto e valore della trasmissione dell’esperienza”. Per il secondo guarda a Ovest dove: “La defiscalizzazione delle donazioni e degli investimenti negli Stati Uniti è un forte sostegno all’arte contemporanea fin dagli anni ‘70”.
Andiamo all’estero: l’esperienza dei partecipanti è composita, ma un punto sembra mettere d’accordo tutti: l’importanza dei Premi nell’emersione dei talenti. “Devono tornare ad essere utili e creare una “guerriglia” creativa – aggiunge con una provocazione Barbero, e quindi un confronto, uno scontro, una “contaminazione” tra generi, idee, proposte, suggestioni”. Gianni Buttitta, con l’esperienza di Terna ricorda quanto il Premio di arte contemporanea ha contribuito a dare una scossa benefica all’ambiente fin dalla sua prima edizione “non siamo noi a dirlo – racconta il responsabile della Comunicazione dell’Azienda – ma ce lo raccontano il numero dei partecipanti, la ricchezza delle opere, gli articoli sui giornali. Esiste una grande richiesta, spesso inespressa forse per pigrizia o mancanza di tempo, di attenzione all’arte contemporanea. Dovremmo tutti scambiarci di più le idee e ritornare a parlare di progetti per dare vita a quelli che, a volte, sembrano sogni irrealizzabili. Noi abbiamo visto che si può fare e, soprattutto, che dà una grande soddisfazione”.
18/09/2009