


Com´è nata la collaborazione con AMACI e quali prospettive può aprire questo network?
In Italia non esisteva un’associazione specifica totalmente indirizzata alle questioni che riguardano l’arte moderna e contemporanea. La necessità era quella di trovare un luogo, un punto di riferimento istituzionale tale che i musei di arte moderna e contemporanea, nati in questi ultimi 20 anni, potessero trovare un punto di incontro per scambi di varia natura, di tipo organizzativo, gestionale, scientifico. L’idea di AMACI nasce dunque da un’esigenza della base. In pochi anni sono stati fatti molte cose: abbiamo consolidato la rete di relazione tra le 26 istituzioni italiane aderenti all’associazione, coinvolgendo grandi e piccoli musei, abbiamo pubblicato una nostra rivista, nella quale trattare da vicino diverse problematiche, e una guida che ci raccoglie e presenta, curata da Ludovico Pratesi. Poi abbiamo organizzato la Giornata del Contemporaneo che, anno dopo anno, riscuote sempre più consensi: una giornata in cui vuole vincere l’idea che l’arte contemporanea è importante per un Paese che vuole crescere. Riteniamo che l’innovazione possa essere promossa anche attraverso la creatività degli artisti contemporanei. Intendiamo diffondere, attraverso la nostra associazione, nel modo più ampio possibile, il concetto della contemporaneità. Ovvero la capacità del vivere il proprio tempo. Per dare risposte concrete a problemi concreti, abbiamo infine costituito gruppi di lavoro specifici su varie aree tipo gestione amministrativa, comunicazione, riunendo le varie competenze.
La nascita di un progetto ambizioso come un museo pone, specie in realtà come le nostre, non pochi ostacoli. Quali sono state e quali sono le difficoltà principali con cui si è dovuta cimentare?
La più grande difficoltà, almeno agli inizi, è stata quella di trovare il consenso su un progetto che riguardava l’arte contemporanea. In questo nostro Paese si parlano molti linguaggi ma non quello del contemporaneo. Si vive poco il senso del presente, in un proiezione creativa. Lo fa molto la moda, il design ma le arti parlano ancora poco il linguaggio contemporaneo. Figuriamoci in contesti urbani periferici, dove non sono mai transitate iniziative importanti legate a questo grande messaggio di futuro. La seconda difficoltà è stata quella di concepire un museo dal respiro europeo, un luogo in contatto tra il nord e il sud. Ma la nostra comunità inizialmente ha fatto fatica a cogliere questa “misura fuori scala”. Oggi, in base agli ultimi dati acquisiti, a 7 anni di apertura del museo, registriamo un forte aumento del consenso nella fascia di età 25-45. Molti definiscono il MART come pura innovazione, e abbiamo superato il guado rispetto alle difficoltà del contesto. Ovviamente c’è ancora molta strada da fare.
Quali sono i progetti in cantiere?
I nostri progetti vanno nell’ordine del filone di interessi che il MART ha sviluppato fin dall’inizio. Innanzitutto, grandi eventi dalla specificità trasversale. Un filone importante dalla forte attrattiva anche per il pubblico. Vogliamo mostrare alle persone che l’arte è una disciplina che ne incrocia tante altre, sia di natura artistica che di tipo tecnico-scientifico. Una specie di “passpartout” per aprire tutte le porte dei nostri saperi. A febbraio presenteremo una grande mostra sul rapporto tra arte e teatro nell’800. La stessa farà poi tappa a Marsiglia e Toronto. Seguiranno poi una mostra sull’arte americana nel periodo tra il 1910-1950, ancora poco esplorato in Italia, e un’esposizione dedicata a Mario Botta e ai suoi 50 anni di attività professionale. Lavoreremo infine sul “concettuale” della collezione Panza, all’interno di una grande rassegna sugli anni 60, mai presentata in Europa. Un importante appuntamento, anche perché parte della collezione Panza era rimasta per anni congelata, mai esposta. In autunno cureremo, infine, a Berlino, una mostra sul futurismo. Al Martin Gropius Bau, le opere dei principali protagonisti della stagione del futurismo post-boccioniano, da Giacomo Balla a Gino Severini, da Ardengo Soffici a Fortunato Depero, da Enrico Prampolini a Tullio Crali ed Ernesto Thayaht.
Il Premio Terna 02 intende conciliare le best practises aziendali con quelle culturali stimolando una riflessione sulla necessità di guardare al futuro del pianeta con un'attenzione responsabile all'ambiente e all'energia. Secondo lei, è un obiettivo realizzabile e oggi l'arte è ancora in grado di stimolare una maggior coscienza critica?
Assolutamente sì. Prendo spunto da un mio recente lavoro, un libro sull’architetture del nuovo millennio per sottolineare un cambio di rotta. Già oggi, quando si progetta l’architettura dei musei si pensa meno al fashion e alla sorpresa e si è più rivolti alla questione di uno sviluppo ecosostenibile. Io credo che il Premio Terna sia un’iniziativa importantissima che mostra appunto la capacità di altri soggetti di cogliere l’arte contemporanea come motore dell’innovazione e del cambiamento . Perché a mio avviso, tutte le arti rappresentano il sottofondo della vita dell’uomo, delle storie pubbliche e private. La storia la ricostruiamo non a caso attraverso le testimonianze dell’arte che diventano vere cartine tornasole delle civiltà. Un’operazione come quella di Terna è un modo di proseguire su questa strada e aumentare la consapevolezza del nostro patrimonio artistico.
MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Fondato nel 1987, il MART opera oggi su tre sedi espositive: a Trento, il Palazzo delle Albere ospita le collezioni del XIX secolo mentre a Rovereto hanno sede la Casa d’Arte Futurista dedicata all’opera di Fortunato Depero e l’ampio polo museale progettato dall’architetto Mario Botta e inaugurato nel 2002, oggi sede principale del Mart. Fin dagli inizi, il MART ha messo al centro delle sue strategie l'attività di ricerca e in questa direzione operano l’Archivio del ‘900 e la Biblioteca d’arte, che raccolgono nel piano interrato del museo oltre 80.000 documenti e 60.000 volumi. La ricca collezione permanente conta oggi più di 20.000 opere e comprende capolavori del Futurismo, con Balla, Carrà, Severini; della Metafisica e del classicismo, con De Chirico, Morandi, Sironi, Campigli; del gruppo Novecento, dell’astrattismo e del secondo dopoguerra, con Fontana, Burri, Manzoni, Vedova. Le raccolte, cresciute attraverso importanti depositi di collezioni private, presentano grandi nuclei dedicati all’arte concettuale, all’arte povera, alla minimal e alla pop art, con Johns, Rauschenberg, Warhol, insieme ai capolavori di Beuys, Nauman, Rainer, Kiefer, fino alle generazioni più giovani.
02/04/2009