

"Anche se non sono un'eccentrica - spiega - stimo la vitalità della sua eccentricità e insieme la curiosità e l'azzardo, motori di un percorso culturale di altissimo livello."
A suo avviso quali sono i primi interventi urgenti che in Italia dovrebbero essere svolti, in termini di coordinamento e sinergia, per una politica culturale di più ampio respiro internazionale?
Il sistema museale italiano conta circa 200 musei statali con una media annua di 170 mila visitatori.
Un così alto numero di musei è una caratteristica “tutta” italiana che può sembrare virtuosa ma che nasconde la difficoltà del nostro sistema di fare rete e concentrare le risorse economiche su realtà medio grandi che possano competere con gli enti culturali degli altri Paesi. La Francia per esempio conta poco più di 30 musei statali è ha una media annua di 400 mila visitatori e la Spagna ha 140 musei e una media di 212 mila visitatori.
Per creare una maggiore sinergia tra pubblico e privato in Italia dovremmo andare verso una razionalizzazione delle offerte culturali e creare un network tra il mondo universitario, delle accademie e la produzione culturale. Inoltre per migliorare l’immagine dell’Italia all’estero la programmazione culturale dovrebbe essere organicamente collegata alla promozione turistica. Lo Stato per allinearsi agli altri Paesi, dovrebbe inoltre impegnarsi a destinare almeno l’1% del suo bilancio alle politiche culturali, contro l’attuale 0,28%.
Secondo lei, come si potrebbe portare a frutto la collaborazione tra pubblico e privato in termini di finanziamento?
La nascita di Fondazioni private che operano nei diversi settori culturali è un fenomeno recente e limitato nel nostro Paese e non adeguatamente sostenuto da una politica fiscale. La mancanza di incentivi fiscali frena anche la contribuzione di aziende e privati alla vita culturale.
Le Fondazioni oggi attive si caratterizzano in generale per l’agilità della loro struttura e per il ricorso, solo parziale, ai contributi pubblici per sostenere i costi delle attività che svolgono.
Se lo Stato migliorasse il sistema di defiscalizzazione dei contributi agli enti culturali, senza rinunciare al controllo sulla qualità dei progetti e dei programmi, potrebbe ottenere una riduzione dei costi e un’offerta migliore in termini di contenuti e servizi ai visitatori.
Qual è il modello di Fondazione Culturale, di Galleria, di Museo a cui le piace ispirarsi?
Ho guardato e continuo a riferirmi a una molteplicità di modelli, con spirito di ricerca, dinamicità e in linea con i principali obiettivi che la Fondazione si è data. Cogliamo esempi, spunti e indirizzi metodologici, ne ideiamo e sperimentiamo di nuovi che sviluppiamo anche attraverso i contatti operativi e progettuali instaurati dalla Fondazione con altre istituzioni del sistema dell’arte locale e internazionale.
Il passaggio dalla collezione privata al Centro d’arte trova un importante riferimento in quei collezionisti che nel corso del Novecento, soprattutto negli Stati Uniti, hanno trasferito le proprie passioni per l’arte dalla dimensione individuale a quella pubblica, condivisa, civica, aprendo fondazioni e musei o finanziandone le attività. La scelta di operare come “osservatorio” impegnato a documentare e sostenere le ricerche delle nuove generazioni di artisti, ha un modello nelle Kunsthalle tedesche e nei Centre d’Art Contemporain francesi: strutture caratterizzate da una forte flessibilità e da una capacità propositiva molto elevata. In tema di pubblici scolastici (e non) e di accessibilità dell’arte contemporanea - un ambito centrale nella politica della Fondazione - abbiamo introdotto per primi in Italia la figura del mediatore culturale d’arte di origine francese e prendendo esempio dai modelli educativi di quest’area e dell’area anglossassone, stiamo puntando molto sulla formazione degli insegnanti e su progetti di relazione con le comunità del territorio.
Qual è o quali sono i maestri a cui si ispira nell'impostazione curatoriale di una mostra o più complessivamente nella gestione della sua fondazione?
Ogni mostra in Fondazione è, fin dalle fasi ideative, un’occasione, per me e per tutto il team, di ampliamento e discussione dei nostri riferimenti e modelli culturali.
Con Francesco Bonami, direttore artistico della Fondazione, definiamo il programma espositivo secondo macro temi che individuiamo come emergenti (le donne, i giovani, l’ambiente, l’architettura) e che affrontiamo in un’ottica di ricerca, di multiculturalità e di transdisciplinarietà. Le mostre sono in gran parte curate da Francesco Bonami o a volte da altri curatori, di altre nazionalità e di altre generazioni. Quanto a me, presidente di una Fondazione, ho più maestre che maestri: Peggy Guggenheim su tutte: anche se non sono un’eccentrica stimo la vitalità della sua eccentricità e insieme la curiosità e l’azzardo, motori di un percorso culturale di altissimo livello. Accanto, le donne che l’hanno preceduta: Abby Aldrich Rockefeller, Mary Quinn Sullivan e Lillie P. Bliss fondatrici nel 1929 del MoMA di New York e Gertrude Vanderbilt Whitney che nel 1931 apre il Whitney Museum of American Art: due istituzioni a tutt’oggi strategiche nella scena dell’arte contemporanea. Quanto all’oggi, guardo per esempio a figure come Lisa Phillips, direttore del New Museum di New York, alla quale quest’anno la Fondazione ha conferito il Premio Stellare, istituito per riconoscere e valorizzare l’impegno delle donne nei diversi campi del sapere.
Il fiorire di biennali ed affini, il moltiplicarsi di fiere e l'invasione degli spazi dedicati all'arte contemporanea; quale ruolo e quale importanza effettiva assumono nel panorama artistico internazionale?
Il moltiplicarsi di Biennali, Fiere ed eventi di arte contemporanea ha l'aspetto positivo di offrire agli artisti più occasioni di produzione e visibilità, e di promuovere la conoscenza dell'arte contemporanea presso un pubblico sempre più ampio. D'altra parte l'inflazione degli eventi porta sempre con sè il rischio di un abbassamento della qualità. Di fronte ad un'offerta così ampia diventa difficile, soprattutto per i non addetti ai lavori, distinguere le proposte valide e interessanti da quelle che non lo sono.
Il Premio Terna 02 intende conciliare le best practise aziendali con quelle culturali stimolando una riflessione sulla necessità di guardare al futuro del pianeta con un'attenzione responsabile all'ambiente e all'energia. Secondo lei, è un obiettivo realizzabile e oggi l'arte è ancora in grado di stimolare una maggior coscienza critica?
Certamente l’arte forma una coscienza critica. L’arte è sempre stata ed è veicolo di un approccio critico al mondo che ci circonda. In un mondo in cui le grandi ideologie sono venute meno, l’arte, più che mai, alimenta il dibattito sulla società tra l’oggi e il domani.
Certamente l’ambiente e l’energia sono argomenti fondamentali e urgenti anche per gli artisti. In Fondazione abbiamo dedicato un intero anno di programmazione espositiva a questo tema.
Gli artisti hanno sollevato molteplici interrogativi. Attraverso la pittura, la scultura, la fotografia, il video e l’installazione, i loro lavori hanno analizzato gli accumuli e gli sprechi della nostra società – acqua, immondizia, materiali di scarto, petrolio – in modo da rendere evidenti i meccanismi e i processi non sempre visibili al grande pubblico. La loro arte ha analizzato e messo in discussione le nostre azioni e le nostre percezioni ed indicato un modo più consapevole di agire.
19/06/2009