Roma riscopre Dada e il Surrealismo

Al Complesso del Vittoriano, oltre 500 opere in mostra, una delle più imponenti e complete mai realizzate prima, a cura dello storico dell’arte e filosofo Arturo Schwarz

“La riscoperta di Dada e Surrealismo”, a cura dello storico dell’arte, saggista, poeta e filosofo Arturo Schwarz, si preannuncia come una delle più imponenti e complete mostre mai realizzate prima sul percorso di quanti hanno sperimentato ed elaborato l’etica e l’estetica di Dadaismo e Surrealismo. Fino al 7 febbraio 2010, al Complesso del Vittoriano, oltre 500 opere tra olii, sculture, readymade, assemblaggi, collage, disegni automatici ripercorrono la nascita, il susseguirsi dei Manifesti e delle principali mostre, il cammino figurativo dei tanti protagonisti di due correnti artistiche che hanno profondamente sovvertito le convenzioni culturali e percettive, non solo di un’epoca, ma del nostro immaginario. Due movimenti rivoluzionari che, oggi più che mai, hanno conservato la loro attualità e carica eversiva.

“Dada e il Surrealismo – si legge in una nota- sono stati gli unici due movimenti dell’avanguardia storica a non limitarsi a una rivoluzione visiva, ma a propugnare invece una rivoluzione culturale, nel senso maoista di rivoluzione ininterrotta e di abolizione dell’antinomia tra teoria e pratica”. Mentre gli altri movimenti di quegli anni si limitavano alla ricerca di una nuova tavolozza pittorica o di un’inedita strutturazione dei volumi, Dada e il Surrealismo suggerivano una nuova filosofia di vita che contestava, tra l’altro, anche “il senso della sperimentazione puramente formale dell’artista, ingabbiato in un ruolo elitario dalla sua specializzazione e vittima consenziente della divisione del lavoro”. Il primo rese astratti gli oggetti del consumismo, il secondo anticipò l’era del pop. Dada fu “una rivolta per la rivolta”, senza secondi fini e senza quindi, nella maggioranza dei casi, “alcuna ambizione di carattere etico o estetico”.

Il Surrealismo, invece, nacque e si sviluppò sotto il segno dell’impegno, altrettanto radicale, e a tutti i livelli; “anzitutto a quello etico e politico nel senso più esteso del termine, implicando quindi una volontà di rinnovamento che non conoscesse mezze misure”. Duchamp, Arp, Picabia, Man Ray, Tanguy, Ernst, Masson, Da¬lì, Magritte, Mirò, Ricasso sono solo alcuni dei cosiddetti “giganti” protagonisti della mostra. Tanti anche i nomi meno cono¬sciuti, da cui il titolo dell’esposi¬zione, Dada e Surrealismo risco¬perti : “Riscoperti — spiega Schwarz, che fu, dei sur¬realisti in particolare, compagno di strada, amico, collezionista ed esegeta — perché la maggior parte delle mostre dedicate ai due movimenti si sono limitate a presentare gli artisti più cono¬sciuti, dimenticando quelli che hanno invece contribuito a preci¬sarne etica ed estetica. Questa esposizione vuole offrire una pa¬noramica la più esaustiva possi¬bile di due filosofie di vita”.

La mostra propone un allestimento che non si limita al periodo au¬reo delle due avanguardie, ma prende in esame un arco cronologico va¬stissimo (un secolo circa, fino al¬le ultime mostre organizzate da André Breton negli anni Sessanta), in¬cludendo deviazioni, adesioni occasionali e influenze recenti (Pollock o l’inclusione di arti¬sti viventi come Lucio Del Pez¬zo). Non mancano, comunque, tra le opere esposte, quelle che caratterizzano, anche nell’imma¬ginario collettivo, le due avan¬guardie: dai “gesti” pre-Dada di Duchamp (Gioconda con baffi, orinatoio, ruota di bicicletta) al¬le invenzioni di Man Ray.

Collezioni private e musei sparsi nel mondo hanno contribuito alla realizzazione della mostra. Ecco i principali: Centre National d’Art de Culture Georges Pompidou, Fondation Arp, Fondation Alberto e Annette Giacometti, Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma, Association Marcel Duchamp, The Israel museum di Gerusalemme, Matisse Foundation di New York Museu Naciol d’art de Catalunya di Barcellona.

09/11/2009

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