Titolo:
Torso
Artista:
Paolo Gioli
Tecnica:
FOTOGRAFIA - fotografia tradizionale
Misure:
50 x 60
Categoria:
TeraWatt
Codice:
cod[4179]
Statement:
Torso, 2007 polaroid 50x60 cm.
Paolo Gioli (Rovigo 1942), pittore, filmaker, fotografo, dagli anni Settanta utilizza la fotografia e il cinema in un intenso lavoro di discussione e rivisitazione degli strumenti e dei materiali tecnologici.
La ricerca che Gioli porta avanti coniuga l’indagine sugli esiti materici e sulla restituzione della fisicità dell’immagine, tipica delle arti manuali, e l’impiego di raffinati materiali tecnologici e industriali. La sua opera fotografica costituisce un episodio molto particolare nel panorama italiano e internazionale proprio perché non vi è nessun altro artista che abbia svolto un così profondo lavoro di congiunzione tra i codici della pittura e della grafica e quelli della fotografia.
Il lavoro di Gioli non è definibile come neopittorialismo fotografico: non vi è infatti nella sua opera dipendenza alcuna della fotografia dalla pittura, né lavoro di “completamento” della fotografia attraverso interventi pittorici aggiunti. Vi è al contrario una vera e propria compenetrazione delle due discipline espressive, come se la pittura costituisse una radicata memoria, una sorta di elemento genetico che riaffiora e concorre a dare corpo alla fotografia.
In un percorso molto complesso, Gioli ha inventato tecniche che hanno messo a nudo la materia della fotografia, congiungendo la moderna prassi fotografica alle procedure della grafica: in particolare l’impiego di tipi diversi di Polaroid e soprattutto il trasferimento della materia Polaroid su carta da disegno o su altri materiali, primo fra tutti la seta, che pratica fin dagli anni Settanta e che lo ha reso famoso a livello internazionale.
L’insistita indagine sul volto umano e sul corpo, sia femminile che maschile ha trovato proprio in questa particolare tecnica un terreno molto fertile che gli ha permesso un lavoro di grande approfondimento sia concettuale che operativo. Gioli infatti trova l’immagine penetrando proprio nella materia della fotografia e giungendo a plasmarla, rivelandone le molteplici stratificazioni e una sorta di interiorità. Recupera così il valore del gesto, dell’azione, del lavoro delle mani che si unisce a quello dell’occhio e della luce, e dunque dota la fotografia di una durata temporale nuova e profonda. Impiega ripetizioni, sdoppiamenti, lacerazioni, inventa traiettorie, spessori, dilatazioni, tutti momenti di una messa in codice attraverso la quale egli discute costantemente il rapporto fra realtà e apparenza, fisicità e immagine, definitezza delle figure e loro irrimediabile instabilità.
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